Il dolore del parto e la parto-analgesia
“Il dolore del parto ha caratteristiche del tutto peculiari: insorge, infatti, in un organismo sano, è limitato nel tempo ed è immediatamente seguito dalla gioia relativa alla nascita del bambino. Alcune donne preferirebbero percorrere integralmente il processo naturale del nascere, nella sua completezza, accettandone anche la parte dolorosa.
Un buon controllo del dolore nel parto (parto-analgesia), oltre ad alleviare il dolore, può comportare un miglioramento delle condizioni della mamma e del suo bambino.
Per molte donne, tuttavia, il dolore del parto è un grosso scoglio da superare, un passaggio che assorbe molte energie, limitando la possibilità di una partecipazione più attiva e serena all’evento. Si confrontano quindi due linee di pensiero: da un lato ci sono coloro che ritengono la sofferenza da parto una componente inscindibile dell’evento nascita, dall’altro coloro per i quali una vera umanizzazione della nascita non può ottenersi in presenza della sofferenza e del dolore; da quest’ultima posizione scaturisce la necessità dell’applicazione della moderna analgesia ostetrica.”

Questo brano è stato estrapolato dal documento “la terapia del Dolore: orientamenti bioetici”, pubblicato dal Comitato Nazionale di Bioetica nel marzo del 2001 e prende atto del fatto che, anche se molti fattori individuali possono influenzare e modulare la percezione del dolore, è innegabile che per molte donne il parto rappresenti una delle esperienze più dolorose della vita.

Il dolore del travaglio e del parto non può e non deve essere oggi considerato un naturale ed inevitabile compagno della procreazione. Una corretta analgesia, praticata entro strutture specialistiche attrezzate e da medici esperti, non solo abolisce un dolore inutile, ma migliora le condizioni del feto alla nascita e, riducendo la fatica della futura mamma, le permette una maggiore consapevolezza e serenità nel momento della nascita del bambino.

L’analgesia epidurale
Presso la U.O.S.D. di Anestesiologia Ginecologica e Parto-Analgesia, diretta dal Prof. Edoardo De Robertis, in accordo con le linee guida internazionali, l’analgesia epidurale (o peridurale) è considerata il trattamento più efficace e la tecnica di scelta per il controllo del dolore da parto. L’effetto dell’analgesia epidurale è quello di abolire i dolori del travaglio e del parto. Il vantaggio della via epidurale rispetto ad altre vie di somministrazione di farmaci consiste nel fatto che gli analgesici iniettati nello spazio peridurale agiscono direttamente sulle radici nervose, permettendo dosaggi ridotti e quindi riducendo significativamente gli effetti collaterali materni e fetali.

L’analgesia epidurale è oggi una tecnica sufficientemente sicura, utilizzata nella routine, anche se spesso pregiudizi e scarsa conoscenza ne impediscono una diffusione ancora più grande.
L’analgesia epidurale determina in pochi minuti la scomparsa delle doglie, lasciando inalterati la sensibilità cutanea e la motilità. In parto-analgesia la donna può, quindi, rilassarsi perché non avverte più dolore. L’epidurale elimina solamente la componente dolorosa della contrazione, ma non la contrazione stessa, la quale continua ad essere percepita. Allo stesso tempo la paziente non è anestetizzata e quindi muove normalmente le gambe e può camminare, anche per facilitare il parto. L’analgesia epidurale lascia inalterata sia la sensibilità che lo stimolo a spingere. La forza espulsiva, rimanendo intatta, permette, quindi, un parto del tutto naturale, non doloroso e meno faticoso. Nel caso ci fosse la necessità di procedere ad un taglio cesareo, il catetere peridurale può essere utilizzato per effettuare un’anestesia chirurgica.

Quando si inizia la parto-analgesia
L’analgesia epidurale è eseguita dopo visita anestesiologica ed in accordo con il ginecologo, che valuta il benessere materno-fetale. L’analgesia deve essere eseguita quando il travaglio di parto è sicuramente cominciato: si esegue, quindi, generalmente con una dilatazione della cervice uterina di circa 3-4 cm, con la parte fetale presentata in via d’impegno o impegnata e alla presenza di valide e ritmiche contrazioni uterine. Ovviamente i vantaggi maggiori si ottengono quando l’analgesia epidurale è messa in atto precocemente: l’analgesia può poi essere prolungata a secondo delle esigenze cliniche e della paziente, provvedendo al rifornimento di soluzione analgesica attraverso il catetere epidurale.

Come si esegue l’analgesia epidurale
Previa anestesia locale, è introdotto un ago (di Tuohy) in uno degli spazi intervertebrali della colonna lombare. Attraverso l’ago viene, quindi, inserito e posizionato nello spazio peridurale un piccolo catetere, attraverso il quale sono somministrati i farmaci necessari (anestetici locali e oppiacei), che possono essere ripetuti in base alle esigenze della donna ed alla durata del travaglio. Il posizionamento del catetere necessita di alcuni minuti e non è doloroso.

Quali sono le controindicazioni dell’analgesia epidurale
Il colloquio preventivo con l’anestesista servirà ad accertare se vi sono condizioni particolari in cui l’analgesia epidurale sia da sconsigliare.
Controindicazioni Assolute: alterazioni della coagulazione; terapia con anticoagulanti orali; sepsi in atto o infezioni cutanee nella sede di puntura.
Controindicazioni Relative: terapia con eparine a basso peso molecolare o antiaggreganti piastrinici, ove non esista la possibilità di rispettare i tempi previsti di sospensione; patologie di ordine anatomico o fisiologico da analizzare sulla base dell’anamnesi e dello stato fisico della singola donna.

Quali sono i rischi dell’analgesia epidurale
La peridurale eseguita da personale esperto e qualificato è una tecnica sicura con rischi molto bassi sia per la madre sia per il nascituro.
Sono descritti rari casi di cefalea post-puntura (0,2-3% dei casi), ed ancora più rari casi di sequele neurologiche gravi (1/10.000 e 1/20.000), conseguenza di ematomi epidurali, lesioni delle radici nervose, infezioni meningee e aracnoiditi. I rischi fetali sono bassissimi non raggiungendo i farmaci somministrati nello spazio epidurale il feto in concentrazioni pericolose.
E’ riportata in letteratura una minore capacità della donna di spingere che può portare, anche se raramente, all’uso della ventosa.

Come richiedere la parto-analgesia

Dopo il 6º mese di gestazione deve essere eseguita una visita anestesiologica per evidenziare specifiche problematiche o possibili controindicazioni. Trattandosi di un atto medico, la parto-analgesia è effettuata previa sottoscrizione, durante il colloquio preventivo, di una specifica informativa nella quale sono descritte e dopo discusse, tutte le informazioni concernenti la tecnica proposta e le eventuali condizioni di rischio, in una fase di tranquillità psicologica della gestante. In tale sede verrà anche richiesto il consenso scritto all’esecuzione della parto-analgesia. Il giorno del parto l’analgesia potrà poi essere richiesta all’ingresso in Sala Parto o a travaglio avviato all’equipe ostetrico – ginecologica che provvederà ad informare l’anestesista di guardia.

L’analgesia al parto è svolta grazie all’attività congiunta della U.O.S.D. di Anestesiologia Ginecologica e Parto-Analgesia, diretta dal Prof. Edoardo De Robertis, ed il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’AOU Federico II di Napoli

Per informazioni rivolgersi a:
Prof. Edoardo De Robertis
Responsabile U.O.S.D. Anestesiologia Ginecologica e Parto-Analgesia

ederober@unina.it
tel: +39 0817462100 – 3550